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De-Cuor-Azioni
di Maria Luciana Buseghin

De-Cuor-azioni: le azioni del cuore nascono dalla profondità del sentimento pensante, affiorano dal silenzio inetriore, emergono da una serena apertura mentale come flusso luminoso traducendo significati interiori non concettuali. Si materializzano in onde che morbidamente si accavallano, in stelle, in lune e soli che irradiano luci avvolgenti e sempre serene, in montagne incantate, tutte simili e tutte diverse che fanno volare il pensiero all’ Ararat ma anche al più vicino monte Sibilla; in torri e guglie che sembrano di marzapane, in dischi d’ oro che non sai se ti ricordano i pettorali dei principi etruschi, l’ aurea dei santi o i mandala tibetani; in rosoni iridati che recano la memoria dei caledoiscopi dell’ infanzia sforando cieli dorati, oltre lo spazio ed il tempo; in nuvole spumose che volano raso terra, qua e là facendo capolino come morbidi cuori; in rigorosi labirinti e decorati arabeschi a decorare strutture architettoniche e drappi che, come anticamente si usava, pendono dalle balaustre, dalle cinte murarie, dai troni. De-cuor-azioni, dec-orazioni, decorazioni: preghiere nascoste, sogni mistici che dopo aver attraversato i tempi e gli spazi della storia, rimangono nella ornamentazione, quale sublimazione della vita quotidiana vista con la lente dell’ arte, come azione del cuore. Grimaldi, pittore antirealista, nella ricerca del punto assoluto del dipinto, tende ad unificare le decorazioni, espressione del movimento, del mondo sensibile, con le forme dell’ ultrasensibile - abside, mandala, acc. - espressione dell’ essenza. Essenza universale, simile in tutti che si traduce in concrete differenziazioni come variazioni di uno stesso cristallo che rifrange diversamente a seconda della luce: la luce di Dio che alberga in ciascuno, brilla, rifulge, si opacizza, si oscura, ma c’è, eterna ed immutabile. E dunque, rappresentano il movimento della mente, delle necessità, dei fatti che diversificano la vita hic et nunc, ma restano sempre, immoti e sereni, gli orizzonti nei dipinti di Grimaldi a rammentare l’ essenza. E se le decorazioni sono per definizione una ripetitiva esagerazione del bello, elementi accessori, aspetti relativi della realtà sensibile, comunque hanno la caratteristica della specificità concreta, della molteplicità variabile, e perciò anche vivace, giocosa, colorata, talvolta fiabesca. Qualcosa dell’ Uno rimane in queste espressioni geometriche eppur barocche nel loro mutevole trascorrere, il cuore dell’ ornamento, lo spirito della preghiera. “Nell’ approccio alla tavola” - lavorata con gli impasti di polvere di marmo e di gesso, ammantata di colore e illuminata dalla foglia d’ oro e d’ argento che ripropongono i fondi oro trecenteschi e oggi sempre più costruita con sapienti mescole di grafite, tempera e olio - confessa Grimaldi “l’ atto primario è far silenzio, poi tutto esce da solo”. E così esce l’ abside, cuore sacro, astrazione della spiritualità: “cerco di non mettere simboli che richiamino la concretezza delle religioni o dei credi, e nemmeno monumenti riconoscibili “spiega l’ artista poichè “la fisicità distingue le religioni, mentre il luogo sacro estraniato dal contesto diventa il punto d’ arrivo in cui si incontrano tutte le fedi”. Luoghi dell’ anima che lo spettatore può osservare guidato da simboli precisi elaborati da Grimaldi quali segnali stradali proprio per indirizzarlo: rosoni che sembrano un terzo occhio sulla fronte di un uomo-abside, drappi tessili che si apparentano col marmo, grazie a decorazioni da maestri comacini, montagne e montagnette; l’ Uomo.dio e i piccoli uomini; le costellazioni, rappresentazione del concetto orientale della vacuità, che racchiude il tutto in movimento; e ancora l’ aureola come simbolo della santità raggiunta che unifica tutti e il mandala come segno del santo. Grimaldi, considerato da tutti un pittore colto, per alcuni un citazionista impegnato nel realizzare l’ unione tra antichità classica mediterranea e modernità romantica nordica, a conciliare le suggestioni derivategli da Giotto, Simone Martini e i Lorenzetti con quelle dei preraffaeliti, per altri un anacronista, un platonico, e comunque un rappresentante della pittura metafisica, intesa come epressione di sentimenti profondi che prendono corpo ed immagine prima ancora di prendere forma nella coscienza: una terza via rispetto alla via del senso e dell’ esperienza e a quella dell’ intelletto razionale, la strada del cuore, o non piuttosto la strada mistica di conpenetrazione di cuore e ragione? Le sue città ideali, i suoi borgui onirici, simboli di uno stato d’ animo, ha scritto De Santi “ sono le creature di uno spaziosenza misura e di un tempo senza numero, raccolgono ed assimilano frammenti d’ altri oggetti, già trascorsi nello spazio e nel tempo, di passate emozioni sopravvisute solo come memoria”. Come non pensare alla poetica e al modo di lavorare di Marguerite Yourcenar, al suo amore per il passato che era, per lei, amore per la vita? “....la vita è sempre molto più al passato che al presente. Il presente è un momento sempre breve: anche quando la sua pienezza lo fa sembrare eterno: quandi si ama la vita, si ama il passato perchè esso è il presente quale è sopravvissuto nella memoria umana” ha scritto l’ autrice delle Memorie di Adriano, romanzo della classicità antica. E’ questo oriente dunque che pervade le opere di Grimaldi, ed è già un oriente in rapporto con l’ occidente: è già cuore e ragione, è già un’ armonia che, come ben ha scritto Angelo Calabrese -che pur considera Grimaldi poeta notturno ed ermetico- rasserena chi contempla il dipinto in cui memoria e sogno convivono con realtà ed apparenza. Tutto ci trasmette questa armonia: le forme e le infinite sfumature cromatiche di cupole e drappi, di mi mari e prati erbosi, di mandala e fasci di luce che arriva dal passato anche attraverso la reinterpretazione delle opere dei pittori italiani che, tra trecento e cinquecento, accolsero nelle loro tele motivi decorativi estremo- orientali e centro-asiatici,. Tutto questo si intravede, a mio parere, in alcuna opere di Grimaldi, per esempio nel San Francesco del 2000, dove un’ abside in volo viene colpita dai fasci di luce emessi da una sorgente luminosa rappresentata da una lettera tibetana che simboleggia il principio di tutto
 


Anima visionaria
di Angelo Calabrese

L’ anima evocativa, la dolcezza dell’ estasi visionaria che per magia s’ inventa specchi d’ inganni, attrattivi con la memoria del monumento che richiama alla storia e intanto è fusa altrove, alle “case” dell’ intuizione, del sogno sospeso nell’ immobilità di chiari firmamenti, rende ermetica e simbolica l’ opera di Grimaldi. Poeta “notturno”, del bagliore evocativo, del brano umano sottratto alle terre deldisordine e custodito nel sorriso di lontananze ignote, l’ artista dipinge illuminazioni di fantasia che si stagliano sull’ orizzonte irrinunciabile dove memoria e sogno convivono con la realtà e l’ apparenza.Il paesaggio si fa immobile e favoloso; il quotidiano si lascia scoprire, presente ed inattingibile, nella sua epifania pacata, aliena dal rumore, scandita nella sostanza che sorride nei profili accennati dalle luci arpeggiate, appena appena vibranti. All’ occhio esperto risulta chiara la dose culturale ed ispirata: quello delle fonti è un discorso lungo che parte dalle radici profonde della nostra più bella pittura, quella che riscopre l’ uomo nel bisogno dell’ umanesimo dello spirito: Ma il sogno umanistico-rinascimentale di Grimaldi ha ragioni più forti e, se ci è consentito, poeticamente valide nella loro pregnante attualità. Le presenze monadi, sottratte con furto d’ occhi e sentimento al loro spazio consueto, si connettono ad altre ardite costruzioni: gli edifici dell’ onirico, dell’ inconscio, del paesaggio urbanoumano che vorebbe la sua Tule, la sua isola di speranza. Qual’ è allora il senso del monumento ben riconoscibile, familiare, “straniato” dal contesto e fatto sogno altrove? La risposta, o meglio una delle infinite e plausibili interpretazioni, potrebbe essere risolta in questi termini: l’ io sognante trasporta un simbolo acquisito per memoria empatica proprio dove esso si configura e risulta inattingibile presenza rassicurante, oltre lo specchio di Alice, oltre la valenza del gesto che ha varcato la soglia del sogno eludendo il vissuto. Gli spazi urbani assemblati, i grumi di esseze di città relegate, solenni e quiete negli spazi del pensiero, sono sogni ad occhi aperti per lo spettatore che si rasserena contemplando. L’ artista, osserva, scompone e ricompone, chiama a raccolta vari monumenti architettonici, li mescola ad archetipi, li coordina con sospiri di colore che attestino denominatori comuni e dall’ inconscio, o meglio da una finestra aperta nell’ inconscio, determina e scruta il comportamento dell’ architettura come momento di vita al crepuscolo. Quel chiarore incipiente ed avanzato, d’ atmosfera, prospetta la notte o l’ alba, la conclusione o l’ inizio di una azione già vissuta nella memoria opresagio di un evento. Grimaldi sa essere ironico-onirico inventando giocolieri in spazi urbani investiti da moti ondosi. Sa essere mlainconico e stupefatto dallla sensibilità dei suoi edifici memoriali raccolti intorno ad un giardino oggetto di sguadi curiosi. Un pittore ricco di fantasia, di sentimento,ingenuo ancora quando sottrae all’ evento degenerativo il segreto da tenere nel cassetto.