Note di tecnica pittorica

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note tecniche

 

 

La mia tecnica ha radici lontane. Nel corso dei miei trenta anni di professione essa ha subito trasformazioni, mutamenti, ritorni ed allontanamenti da quella che é stata la fonte principale della mia ricerca: i segreti e le alchimie della tecnica pittorica medioevale. Sono autodidatta, ed anche se fin da bambino avevo mostrato una forte predilezione per il colore è stato all' età di sedici anni, davanti ad una incisione di Dùrer, che ho deciso che l' arte sarebbe stata sempre presente nella mia vita. Ho iniziato così a disegnare, copiando i disegni di Andrea Del Sarto, detto Andrea senz'errori per la perfezione del suo tratto, il Perugino, Leonardo, Raffaello, ecc. ecc. Dapprima con segno incerto su carta bianca, poi piano piano, sempre più sicuro su carte che incominciavo a preparare ed invecchiare. Per entrare più completamente in questo mondo che cominciava a schiudersi davanti ai miei occhi, attraverso il lavoro di mio padre, editore, ho iniziato a frequentare alcune stamperie d' arte, nelle quali per un certo periodo mi sono fermato a lavorare, togliendo tempo ai giochi. Sono passato dal disegno al colore in Spagna, avevo diciotto anni. Attraverso vari amici artisti sono entrato nell' ambiente artistico spagnolo conoscendo galleristi e collezionisti. Ho cominciato a dipingere nello studio di Manuel Ruiz, un giovane espressionista-astratto che gentilmente mi aveva messo a disposizione tele e colori. Ho dipinto il suo ritratto in chiave classica riambientandolo nel Seicento, ed il contrasto del mio quadro, che pian piano veniva formandosi, in mezzo a decine di tele espressioniste macchiate di colori violenti, mi faceva sentire come una pietra nell' acqua che, nonostante sia bagnata fuori, al suo interno resta asciutta. Ero convinto, e lo sono ancora, che la strada giusta fosse ripercorrere tutte le geniali tappe dell' Arte passata, farle proprie e trasformarle in un personale mezzo espressivo forte di storia e contemporaneità, di passato e presente. Questa forte radice classica affascinò vari collezionisti che mi commissionarono i propri ritratti, rigorosamente riambientati in epoche passate. Anni dopo la moda del 'Ritratto in costume' sarebbe esplosa in Italia coinvolgendo illustri personaggi del mondo della politica e dello spettacolo, dando ragione alle mie intuizioni. Ritornato in Italia e terminati gli studi scientifici che avevo iniziato prima della 'conversione', ho cominciato a dipingere come professione. La strada dell' Arte era aperta. Per sei anni ho diligentemente studiato le tecniche pittoriche dell' arte antica, dal tardo Gotico al pieno Rinascimento, visitando idealmente, attraverso il 'Trattato dell'arte' di Cennino Cennini, fondamentale ricettario medioevale e preumanistico scritto alla fine del XVI secolo, attraverso il 'Trattato d' arte' di Leonardo da Vinci e attraverso il Vasari nelle sue 'Vite' del XVI secolo, le botteghe d' arte di Cimabue, Duccio da Boninsegna, Simone Martini, il Pisanello per il tardo Gotico; del Beato Angelico, Piero della Francesca, del Verrocchio, del Ghirlandaio ecc. nel Rinascimento. Sentivo il profumo delle colle e dei gessi, il rumore del garzone che tritava finemente i pigmenti, vedevo il maestro che lavorava aiutato da tutta la sua scuola, distribuendo i compiti ai vari allievi in relazione alle loro capacità. Per sei anni ho seguito le regole di bottega, preparando il gesso trattato finemente con colla di coniglio sciolta a bagnomaria, ingessando la tavola o la tela con sei mani di questa preparazione, mescolando i pigmenti in polvere con l' olio o l' uovo a seconda delle necessità, cercando di fare mia l' " Arte del colorire". Per dieci anni ho dipinto soggetti neoclassici e ritratti riambientati in epoche diverse. Ninfe, madonne e messeri, animali mitologici erano i miei compagni, lontananze azzurre, cirri dalle forme bizzarre, orizzonti fumosi erano i miei paesaggi. Nel febbraio del 1987 stavo dipingendo il ritratto riambientato nel Quattrocento di un noto collezionista perugino. Come scenografia avevo scelto uno scorcio della Perugia medioevale. Il dipingere quelle case colorate, quelle torri a merli, quegli archi ad ogiva mi dava una nuova emozione; non i personaggi , non i volti o i corpi, ma torri e chiese ed architetture, simbolo dell’antico e storia della modernità. Era questa la nuova chiave di lettura, storia non come copia dell' antico, nè come imitazione della natura, ma come cultura. Conoscere significa capire. La storia non va imitata ma capita e collocata nel nostro tempo e nel nostro spazio. Questo spostava il baricentro del mio interesse dall' Antico come passato remoto a una vivida contemporaneità. L' Antico decontestualizzato e svuotato di tempo e spazio "storico" diventa simbolo e contenitore di nuove e personali scoperte. Da qui l' elaborazione di composizioni architettoniche dove memoria e sogno convivono con realtà ed apparenza; da questo momento in poi dipingerò esclusivamente monumenti ed edifici dell' Onirico, chiamandoli "Borghi Onirici'". Anche la mia tecnica pittorica cambia per venire incontro alle nuove esigenze espressive. Ho cominciato cambiando il supporto, dalla tela alla tavola, più rigida e sicura nell' accogliere impasti più spessi e materici. Reso più liscio l' impasto nei punti voluti, tratto la superficie con più mani di diversi colori. Con spugne bagnate tolgo e mischio questi colori in gradazioni antichizzanti, come, appunto, un muro rovinato e macchiato. Il successivo passaggio è l' ideazione e il disegno del quadro. Per l' ideazione del quadro lascio che siano le macchie che ho precedentemente creato ad eccitare la mia fantasia. Questo procedimento è simile al metodo psicoanalitico di proiezione inconscia, usato tanto nell' arte moderna, basti pensare al Surrealismo e al Dadaismo, quanto nell' arte antica. Leonardo da Vinci era solito fermarsi ore a guardare i muri scrostati e macchiati dove la sua fantasia proiettava forme sulle luci e ombre delle macchie. Allo stesso modo lascio che dal profondo emergano forme e colori, paesaggi mentali metà sacri e metà profani, dove fascino e mistero convivono in una regione del mondo che non esiste. La ragione si acquieta ed il raccoglimento diventa silenzio. Un tuffo ai confini di tutto, in luoghi interiori, steppe della mente dove solo il cuore sa muoversi. Finito il disegno inizio a dipingere a tempera completando tutto il quadro. A questo punto dopo aver isolato la superficie, utilizzo il colore ad olio per armonizzare, rinforzare o attenuare i toni, stendendo veli trasparenti l' uno sull' altro, per rendere l' atmosfera velata della nitida sensazione. La luce aurea della foglia oro o argento, che applico seguendo le tecniche della doratura in uso nel Trecento, rafforza l' aspetto simbolico dell' unione tra antico e moderno, tra tradizione e contemporaneità, come una sorta di icona che rivela attraverso precisi elementi ( comete, costellazioni, vulcani, bagliori ) il limite tra il materiale e lo spirituale. La patinatura ultima a cera, come antico encausto, impreziosisce di luce dorata i colori isolando e proteggendo l' opera per sempre.